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Mappe del cielo: dalla mitologia all’astronomia* Allegato 5 Nomi delle stelle e delle costellazioni
Le
stelle sono indicate in diversi modi. · arabo, come Altair della Aquila che significa Aquila che vola, · greco, come Sirius del Canis majoris, che vuol dire Stella che manda faville, · latino, come Regulus del Leo, che vuol dire Piccolo Re.
Un altro tipo di nomenclatura utilizza le lettere greche dell’alfabeto in ordine di luminosità, per cui la più luminosa di una costellazione sarà a , quella meno b e così via. Sirius per esempio è anche chiamata a Canis Majoris. Il primo che utilizzò tale sistema fu il cartografo tedesco Johann Bayer nel 1603, per cui le lettere greche per nominare le stelle vengono dette appunto Lettere di Bayer. Le stelle non nominate con i metodi precedenti sono indicate con numeri, utilizzati per la prima volta dal francese Joseph-JérÔme Le Français de Lalande su un catalago dall’Astronomo reale inglese John Flamsteed nel 1783, per cui si chiamano Numeri di Falmsteed. Per
le costellazioni si
utilizza il nome latino. Luminosità
delle stelle La luminosità delle stelle si indica con la Magnitudine, dal latino Magnitudo, che vuol dire intensità o grandezza. La prima scala di Magnitudine apparente è stata definita da Ipparco nel II sec.a.C. e comprende sei classi di splendore delle stelle visibili ad occhio nudo; la prima magnitudine corrisponde a quella delle stelle più luminose , la seconda a quelle meno e così a diminuire fino alla sesta magnitudine. Dalla prima alla sesta magnitudine c’è una differenza di luminosità di 100 volte, quindi da una classe all’altra la differenza è di 2,5 volte che corrisponde alla radice quinta di 100. La scala di Ipparco è ancora in uso anche se, per maggiore precisione sono state introdotte classi di luminosità di valori negativi per gli astri più luminosi; per cui Sirio, la stella più luminosa del cielo, ha una magnitudine di –1,46, il Sole ha magnitudine –26,86. La Luna piena ha magnitudine –12,7. Oltre la Magnitudine apparente delle stelle è stata costruita con i potenti strumenti di cui si dispone oggi una scala di Magnitudine assoluta, che è quella che avrebbe la stella se fosse collocata a una distanza standard di 32,6 anni-luce [1]. In questa scala il sole ha una Magnitudine assoluta di appena 4,71 che corrisponde a una Magnitudine apparente di quinta classe, quella delle stelle meno visibili ad occhio nudo. E’ evidente che la luminosità apparente delle stelle dipende, oltre che dalle loro caratteristiche intrinseche come grandezza e temperatura, anche dalla vicinanza o meno alla terra.[1] Anno-luce è la distanza che percorre la luce in un anno e corrisponde a circa 9.500 miliardi di km. |
| * di Lucia Corbo da Inserto di Scuola e Didattica n.11, 15 febbraio 2003 - Editrice La Scuola- Brescia |